WALTER CREMONINI

Antologia critica

ANTOLOGIA CRITICA

L’inserimento di una tematica di graffiante attualità nel contesto di un discorso enunciato con raffinata eleganza, non scevra da un certo acuto sarcasmo, fanno di Walter Cremonini un artista che, guardando oggettivamente il mondo che lo circonda, rielabora intimamente le sue vicende sociali o etiche e le ripropone in chiave lirica e dichiaratamente ricercata.
E se il preziosismo grafico riesce a non essere fine a se stesso, estenuandosi in esangui formalismi, ma assurge – nobilitato – a strumento di puntualizzazione per una tematica strettamente coerente con le vicende più scottanti dell’ evoluzione umana contemporanea, si può ben dire che Walter Cremonini riesce ad esprimere se stesso e tutti noi in termini di assoluta libertà, agendo con sicurezza nel campo non facile della polemica ai più radicati tradizionalismi.
I suoi regnanti bardati del fasto feroce della decadenza, i suoi prelati schiavi delle brame insaziabili di potere o i suoi folli arlecchini, pronti ad affrontare un enigmatico carnevale, sono personaggi riflessi nello specchio deformante della satira più sottile, ma permeati comunque di una loro intima, oraziana poesia.

(Aldo Sterchele) 1971, Galleria S. Marco dei Giustiniani


Alla Galleria S. Michele espone Walter Cremonini, pittore milanese. La vena intensa di furore e di sarcasmo, che corre lungo l’intera serie delle opere esposte, trova disciplina stilistica attraverso moduli riconducibili a quell’ indirizzo espressionista che anche in Italia sviluppa tutt’ora un discorso di autentica vitalità poetica.
La figurazione di Cremonini si muove su un terreno ricco di riferimenti e di esperienze divulgate, con le quali il pittore sa stabilire un rapporto critico, libero e attivo. La sua tematica volge intorno ad alcune immagini tra simboliche e realistiche. Immagini di tragica e bruciante attualità.
I colori del sangue e della porpora accendono questi grigi personaggi di capi o di regnanti che impersonano violenza e sopraffazione. Consessi, riunioni al vertice, gran consigli, alleanze volte a tramare “l’equilibrio delle forze” o meglio “del terrore” e a spartirsi il dominio della terra. La moltiplicazione, l’ingrandimento gigantesco delle membra – braccia e mani enormi, ripercosse come per un gioco di specchi – esprimono sulla scia picassiana il senso della forza brutale e aggressiva.
Le belve in agguato, la macellazione, persino la lotta dei galli si riconducono, per via simbolica, allo stesso leit – motif. Di contro si erge, isolata, la figura dello Spaccatatene: un’opera drammatica e intensa, una delle migliori della
mostra.

                                                                                                                                                      (e.c.s.) 20-05-1971, Giornale di Brescia


“..anche per lui il nostro discorso lo facciamo proponendo una recensione di Aldo Sterchele, in perfetta armonia con quanto scrive il noto critico: “…l’inserimento di una tematica di graffiante attualità, nel contesto di un discorso enunciato con raffinata eleganza, non scevro da un certo acuto sarcasmo, fanno di Walter Cremonini un artista che guarda affettivamente il mondo che lo circonda, rielabora intimamente le
sue vicende sociale e etiche e le propone in chiave lirica e dichiaratamente ricercata.. più avanti si può bendire che Walter Cremonini riesce ad esprimere se stesso e tutti noi in termini di assoluta libertà agendo con sicurezza nel campo non facile della polemica ai più radicati tradizionalismi…”

26/08/1971, L’ordine


“…Walter Cremonini riprende i moduli della figurazione allusiva per indagare sulle risorse di un colore appoggiato al timbro più che sul tono; l’immagine affiora così dal gioco grafico della composizione, prende consistenza nei tasselli cromatici più intensi. Il pittore rivela una buona agilità di gesto anche se non perviene ancora a calibrare con la necessaria fluidità l’equilibrio fra la realtà esplicita e le figure appena intuite.”

(G.C.) 30/11/1971, Gazzetta di Parma Le mostre d’Arte Bertuzzi e Cremonini alla “Sant’Andrea”


“…Walter Cremonini con “re” e più ancora con “insetti al tramonto” stupisce per l’originalità della tematica che si precisa negli accordi cromatici e nelle filtrate variazioni di luce dando prova di preparazione e autentico ingegno”…

Gennaio 1972, Convivio Letterario 3/01/1972, Il Corriere del Pomeriggio, Genova


“Walter Cremonini, milanese. In una formulazione aggiornata ed elegante, i temi di scottante attualità e personaggi emblematici assumono un tono di lirica comprensione che attenua la violenza satirica.”

1972, Bolaffi Arte 52’ Mostra annuale della Regione Lombardia I più significativi artisti che operano il Lombardia


“…così di Cremonini scrive Germano Berlingeri: “C’è una natura di pittore caldo, passionale, ma controllata, preziosa e ricca di umori affiancata ad una evidente conoscenza dei fatti che hanno mosso declinazioni espressionistiche e simboliche”. Il Secolo XIX si esprime in questi termini: “Walter Cremonini, un pittore milanese che dimostra di essere bravo con il pennello e felice nella scelta dei temi, che talvolta attingono a piene mani alla polemica sociale e politica. Una polemica che la piacevolezza della pittura allontana dall’invettiva…”

Agosto 1972, L’Ordine


“La neofigurazione è servita a Walter Cremonini per rispettare un duplice impegno: quello di un’aggressiva presa di posizione ei confronti dei problemi che gravano sull’umanità d’oggi e quello di una trasmissione del suo messaggio che giunga con immediatezza al ‘lettore’ della sua opera. Pittore dotato di grandi qualità istintive, Cremonini le è andate sempre meglio affinando
sia sul piano tecnico sia su quello espressivo, mediante un linguaggio stilistico serrato, pungente, sempre sollecitato da una acuita percezione del dolore, dell’angoscia, della disperata situazione in cui si agitano gli stati più reietti di una società falsamente rispettosa dei diritti altrui. E questa nobile posizione ideologica, Cremonini è andata fissando nei termini pittoricamente più legittimi, in quanto fondati sì sul solido substrato di una preparazione tecnica ineccepibile, ma capace al tempo medesimo di rompere i ponti con la tradizione accademica per meglio attuare le istanze dissacratorie – ma eticamente così impegnate – che sollecitano l’artista.”

(Mario Monteverdi) 1973, Arte mercato


Radiose pitture in trasferta con corazze e “violenze”
“…Domani nella saletta Giovanni Carletti di Alassio inaugura una mostra personale lo stimato pittore milanese Walter Cremonini. Fin quasi a rasentare l’ossessivo fascino dell’uomo dentro l’armatura, dell’uomo con il capo fuori dall’accollo della corazza, di più uomini e più armature in un dipinto, Cremonini si è volto a questo tipo di pittura senz’altro moderna, con risultati notevoli. Scompartire il campo visuale con il gusto di 163 un architetto, fare pittura e del solidissimo disegno insieme ricavando dalle espressioni umane un poco (o tanto) di ambiguo è il modo di operare di questo artista dotato. Singolari temi, singolari quadri nella loro magnetica figurazione con diaframmi colorati dietro i “guerrieri” di una commuovente delicatezza…”

(Mario Portalupi) Aprile 1973, La Notte


Une saison qui se termine en beauté
“…Après les oeuvres du peintre F. Levrat, la galerie Le Savouroux expose depuis hier le toiles d’un peintre italien, dont c’est là, la première manifestation artistique à Casablanca.
Cette exposition du peintre Walter Cremonini, séduit le visiteur pour plusieurs raisons, dont la plus importante, est sans doute le style qui se recoupe en un mode d’expression témoin de notre temps: le néo-figuratif. Le peintre Walter Cremonini perçoit la vie de tous le jours à travers un mélange de figuratif et de surréalisme, teinté de la vitesse, de l’aggressivité et de la mécanique, caractéristiques de notre temps. Mais de l’ensemble, ni la poesie, ni l’ironie ne sont esclues.» Arlequin acrobate, sourcière et aggressivité, passage rapide de coqs « machines »…”

La Galerie Le Savouroux Maggio 1973, Le Matin (Casablanca)


“..Walter Cremonini da Casablanca a Canzo, due tappe, le ultime di una lunga serie di personali… Logico stilare qualche nota anche se il Cremonini non si presta ad una lettura facile o superficiale. Se il visitatore non si sofferma e non si perita di chiedere un supporto esplicativo allo stesso autore può restare all’inizio sgomento, senza riuscire a collegare il titolo dell’opera con l’opera stessa, così come si presenta alla lettura del lettore disattento.
Se invece il visitatore si sofferma sulle tele, cerca di penetrarne il senso, uscirà dalla personale arricchito di qualcosa di nuovo e di diverso; ed è in funzione di questo arricchimento essenzialmente culturale che vanno valutate positivamente le opere del Cremonini, del quale ci par logico ricordare alcune note critiche, stilate da esperti, che ci danno il reale valore del pittore. Aldo Sterchele scrive: “I temi della società moderna vengono riproposti da Walter Cremonini in chiave lirica ed etica, in situazioni dichiaratamente ricercate.
E se il preziosismo grafico riesce a non essere fine a se stesso, estenuandosi in esangui formalismi, ma assurge, nobilitato, a strumento di puntualizzazione per una tematica strettamente coerente con le vicende più scottanti dell’evoluzione umana contemporanea, si può ben dire che Walter Cremonini riesce ad esprimere se stesso e tutti noi in termini di assoluta libertà, agendo con sicurezza nel campo non facile delle polemiche ai radicati tradizionalismi. I suoi regnanti bardati dal fasto feroce della decadenza, i suoi potenti schiavi dalla brame insaziabili di potere o i suoi folli arlecchini pronti per affrontare un enigmatico carnevale, sono personaggi riflessi nello specchio deformante della satira più sottile, ma permeati comunque di una loro intima oraziana poesia..”

(Mario Marelli) Agosto, 1973, L’Ordine


Una rassegna artistica che merita una visita attenta e impegnata “Cremonini è nato a Milano nel 1924. Da tempo il suo discorso pittorico si è fatto sicuro, si è consolidato sul tema dell’uomo d’oggi, sulle sue lacerazioni. Ha un linguaggio incisivo che supera le qualità pur elevatissime del colore, e conserva intatto anche nei disegni e nelle incisioni.”

                                                                                                                                                                             Marzo,1974 – L’Europeo


Arte Cremonini pittore polemico, ma non pessimista

Walter Cremonini, pittore, non vede, come noi, le figure immerse in una loro naturale atmosfera, quello che in genere si chiama «sfondo». Infatti a lui non interessa che l’uomo o il cavallo che sta dipingendo siano situati in un bosco o in una piazza o in una stanza. Lui, il suo soggetto, lo vede immerso nel tempo; un tempo che è passato, presente e futuro insieme.
Perciò questo soggetto, è sempre in movimento; in una sequenza di movimenti, con sdoppiamenti, fusioni, sovrapposizioni, sempre splendidamente colorate, con trasparenze di ghiaccio o svecchiamenti metallici assai suggestivi. Gli chiediamo il perché e lui dice: «Perché l’uomo non sta fermo; si muove e ha anche fretta. Con questa tecnica perciò io mi impegno a raccontare un soggetto, il suo desiderio di arrivare. Il suo senso dell’arrivismo, in fondo». «Non è forse un pò polemica la sua pittura?». «Insomma, è un pò così».
Walter Cremonini, molto giovanile, abbronzato, aria sportiva, non è uno che ami molto parlare di sé. Al massimo dice che la sua passione unica è la pittura; il passatempo (quando se lo prende) è la pesca.
È taciturno, ma non cupo: riservato, non musone, timido, ma non al punto da farlo rilevare. Le solite notizie biografiche invece, eccole qui: è nato a Milano nel 1924; ha studiato all’Accademia di Brera, ha partecipato a numerose mostre, collettive e personali
sia in Italia che all’ estero; È stato più volte premiato.
La critica ufficiale lo definisce: «…un pittore caldo, passionale, ma controllato». «Un artista che guardando oggettivamente il mondo che lo circonda, rielabora intimamente le sue vicende etiche e sociali e le ripropone in chiave lirica…». Dice anche che «…ha una felice scelta di temi, che talvolta attingono a piene mani alla polemica sociale e politica ». Lui, puntualizza: «Sì, è vero, sono polemico, ma spero sempre che le cose sbagliate si aggiustino. Non sono un pessimista.
Se così fossi, farei il pittore informale; non le pare?». «Cremonini, non ha mai fatto altri lavori oltre questo?». «Sì, avrei dovuto, a un certo punto fare un lavoro rimunerato, Mi sono sposato giovanissimo, avevo una famiglia a cui provvedere e, allora, nella società italiana, non c’era spazio per il pittore, a meno che lui accettasse di morire di fame. Mi fu proposto di fare il caporeparto alle ceramiche igieniche della Richard Ginori. Dicevano che era un posto redditizio, ma ci sono stato solo due giorni ». «E poi? E poi ho fatto illustrazioni per riviste e si trattava di un lavoro già più vicino al mio. Intanto continuavo a dipingere. Senza vendere però. Sa che il primo quadro l’ho venduto dieci anni fa?». «Ma quando ha cominciato a fare il pittore?». «A cinque anni: in casa mia dipingevano per diletto zii e zie, mentre il nonno lavorava il marmo. E così mi sembrava naturale quest’attività». Cinquant’anni, sposato, due figlie e già nonno da sei anni.
Cremonini ha casa e studio a Milano e una piccolissima abitazione a Visino di Valbrona, nell’alta Brianza, dove passa gran parte del suo tempo. Ha molti amici nel paesino che è sepolto nel verde, sulla riva del lago di Como. Adora la natura, ma non ha mai pensato di ritrarla nei suoi quadri. Dice infatti: «Sta bene lì, dov’è: splendida nei suoi colori così veri e convenzionali da sembrare
una cartolina». A lui piace esprimersi anche per simboli così che il suo linguaggio pittorico a volte è anche esoterico. Fa un gallo per raccontare un’aggressione; fa un guerriero o un re, che poi trasforma in giocatore di rugby, o un robot, o un extraterrestre… Così un suo soggetto potrebbe cominciare giovinetto e finire vegliardo.

                                                                                                                                              Marcella Cordani Settembre 1974 ” Arte”


La suggestività simbolica nell’arte di Walter Cremonini

Se tra gli artisti di oggi se ne trovano molti che, interpretando in un certo senso quella che è la situazione generale in chiave politico-sociale, si esprimono in modo vago, indefinito, con un’astrazione che lascia libero ciascuno di interpretare come vuole o secondo i suoi stati d’animo, altri invece, arrivano perfino ad esasperare la realtà, come ci ha fatto vedere la nuova figurazione, la quale cerca anche di andare oltre al documento fotografico.
Ma c’è anche chi ama esprimersi in modo preciso, dando una solida base grafica alle sue manifestazioni espressive, nutrendole anche di valori cromatici suggestivi, ma lasciando anche largo spazio alle interpretazioni dell’osservatore. Tra questi ci sembra vada considerato Walter Cremonini, un artista milanese che nel giro di pochi anni è riuscito ad imporsi con una sua personalità che presenta tratti inconfondibili. Egli ha amato il disegno fino al punto di dedicarsi anche alla grafica editoriale;  è un artista che sembra voler imporre sempre il suo segno aggressivo e un po’ graffiante, che vuole essere preciso e per esserlo di più si permette certe deformazioni che accentuano i caratteri dei particolari, ma non perde mai di vista l’intenzione di riuscir ad imporre l’opera nel suo complesso.
Cremonini è un simbolista. Crea ed arma i suoi personaggi e li fa muovere velocemente con sovrapposizioni che accentuano il loro dinamismo, contro un nemico che è ovunque; contro un nemico di qualunque genere che sta in agguato o si manifesta con le sue azioni anche se non si mostra apertamente. I protagonisti delle sue vicende, ben difesi ed agguerriti, mostrano sempre un’aggressività travolgente e le lotte, le zuffe assumono qualche volta aspetti poco men che apocalittici, in una atmosfera sempre neutra che non influenza i protagonisti, i quali debbono contare soltanto sulle loro forze.
Ci sembra che Cremonini riesca ad interpretare perfettamente e con un apporto fantastico e suggestivo, la lotta delle forze opposte che vediamo scontrarsi ogni momento ed a mostrare quali sforzi sovrumani compiano i personaggi che egli fa entrare in gioco, per sopravvivere, ma anche per annullare il pericolo di ritorno del male.
Se esaminiamo le sue opere, anche soltanto per il loro valore artistico e pittorico, al di fuori dei contenuti concettuali, dobbiamo rilevare che esse rivestono sempre una consistenza ricca di afflati suggestivi. Composizioni sempre ben equilibrate; colore misurato e ben dosato nel vestire funzionalmente le forme; movimenti ritmati delle immagini che si sovrappongono scandendo le fasi della loro azione o dei mutamenti di espressione e tutto mantenendo una lievità che carica di mistero e rende surreali le scene. Un pittore, tra quelli della nuova generazione, la quale
sta per diventare generazione di mezzo, che ha delle cose da dire e che mostra di saperle manifestare con un impegno operativo e concettuale veramente esemplari.

Dino Villani Luglio-agosto 1975 – Parliamoci


E’ un pittore che esalta la meditazione e soprattutto si fa amare

…Adesso, però, direi che è tempo di “vedere” Cremonini. Comincerò col dire che sarebbe assurdo catalogarlo, classificarlo, conferirgli un clichè, Se avesse un clichè non sarebbe Cremonini.
Egli è uomo e artista brado che, con allucinante disinvoltura, passa dalla descrizione pittorica della mitologia greca, all’onirico giardino popolato dagli opulenti insetti padroni; dall’ arlecchino generale d’ armata, sommerso dal peso delle proprie patacche dorate, al re imperatore che pretende di impersonare la giustizia di cui egli fa scempio; dalla consorteria delle streghe, deformate corporalmente dal vapore di infernali alambicchi, alla minacciosa marcia di carri armati, provvisti di artigli, simili a belve affamate, assetate di distruzione e di sangue.
È questa la tematica di fondo di Walter Cremonini, anche se talvolta egli si concede, per vezzo al figurativismo lirico e bucolico.
Cremonini significa processo alla violenza, accuse al potere bruto, rifiuto alla prevaricazione, denuncia al sistema elevato a metodo inibitore della libertà di azione e di pensiero. Ma Cremonini, questa è una prova della sua aristocrazia ideologica, non gioca mai sui facili effetti cromatici. Il suo fraseggio pittorico, discende da una meditazione voluta e meditata. Ecco perché egli crea una pittura che si legge. E i mezzi per farla leggere? Uno nessuno e centomila, di pirandelliana memoria. Voglio dire: il lessico espressivo ( non espressionistico: formula ormai stucchevole ed abusata) di Walter Cremonini, attinge di volta in volta alla satira, alla contestazione di costume, alla esegesi sociologica, librata in ipotesi liberatorie, nel contesto di un senso e di una sensibilità umanistiche, intese come affrancamento della dignità umana.
Non aspettatevi da questo illustre pittore( anche se a lui, personalmente, non gliene frega niente di essere illustre) che si sprechi in lazzi e vezzi gratuiti.
Cremonini, sorretto da un segno graffiante e da una sapienza cromatica suggestiva, venata di stupefacente buongusto, è come i poeta, cui la rima fluisce spontanea e coinvolgente per naturale vocazione. Chiaro che un pittore, – scusate la ovvietà- non è un pittore e non sa dipingere.
E lui è pittoricamente un maestro. Ma io insisto. Vado oltre l’ eccellenza del linguaggio formale,per affermare che questo mite, generoso, singolare artista ha scoperto soprattutto un segreto: quello di farsi amare. Perché? Perché è mentore e attento testimone del tempo in cui viviamo, nel quale egli va seminando i suoi messaggi di meditazione, rivolti a stimolarci per l’avvento di un mondo migliore.

                                                                                                                                       Ery Vigorelli Dicembre 1975 – Settimana Incom


Le realtà anticonvenzionali

Walter Cremonini può essere considerato un figurativo? Noi pensiamo di sì, perché le sue fantastiche figurazioni così lontane dalla realtà convenzionale lo propongono ai nostri occhi da figurativo.
Le sue invenzioni coloratissime ruotano intorno allo stesso motivo che il sogno e la sua cultura gli offrono con esasperante monotonia. Stupisce, quindi, vedere come Cremonini sappia muoversi in questo gioco psicologico con tanta ricca accortezza, tanto da riuscire a sorprenderci e circondarci con opere che, nella loro anticonvenzionalità, ci creano attorno quasi ad avvolgerci, un ambiente reale e contemporaneamente di leggenda.
Walter Cremonini pensiamo, debba essere un uomo che cerca essenzialmente la vita e la sua opera è l’ intrinsecazione sensibile della ricerca volta ansiosamente ad un mondo migliore, ma perso e sicuramente mai raggiunto, ma continuamente presente nel sogno che si rinnova, come perenne riproporsi: le forme del sogno si dilatano, si compongono e sovrappongono, si inseriscono in miscugli da cui Cremonini sembra uscire con la sua ansiosa personalità per avviarsi verso un’armonia che per lui, come vita, non sarà forse mai raggiunta.
Walter Cremonini è un uomo inquieto e cerca nel colore che si snoda segnando la tela il superamento di una vita sofferta e, di là dal travaglio, la serenità che gli esatti rapporti della poesia sanno talvolta, dare.
Walter Cremonini cerca, ora, tutto questo in sé, ora che si è accorto che di là da sé non è possibile trovare ciò che cerca.
Ha abbandonato decisamente la realtà convenzionale, quella di tutti i giorni, quella che gli serve per vivere la sua pittura, quella che diventa per lui la “realtà”, il rifugio che dà significato alla vita.
Dino Villani ha scritto di Cremonini: “Walter Cremonini perfettamente e con rapporto fantastico suggestivo, riesce ad interpretare la lotta delle forze che vediamo scontrarsi ogni momento per la sua selvaggia sopravvivenza ed a mostrare quali sforzi sovrumani compiano i personaggi che egli fa entrare in gioco…
L’ambiguità apparente delle sue figurazioni sembra rilevare una certa confusione, illusione che può cogliere chi veda per la prima volta le sue cose, invece, e qui siamo d’ accordo con Aldo Sterchele, i suoi personaggi bardati dal fasto feroce della decadenza, schiavi delle brame insaziabili di potere, sono riflessi nello specchio deformante della satira più sottile.
Come chiudere queste note se non con le belle parole di Germano Berlingheri che dice di Walter Cremonini: “C’è una natura di pittore caldo, passionale ma controllata, preziosa e ricca di umori, affiancata ad una evidente conoscenza dei fatti che hanno mosso declinazioni espressionistiche e simboliche….”

G.M. Olivieri Ottobre, 1977 – Praxis Artistica


“…L’uomo di Cremonini è tormentato ed in aperta lotta con il tempo, gli eventi, le forze come il consumismo, la tecnocrazia e anche soprannaturali. L’artista è al di sopra della solita media…”

Agosto 1977 – La provincia


Un critico, quando parla, esprime non solo un concetto reale, ma anche qualcosa in più; ad esempio la squisitezza di particolari che traspaiono da un quadro e riesce a dar loro la possibilità di penetrazione astratta dell’immagine, che esprime poi con adeguate parole.
L’artista non avverte questo bisogno verbale, ma bensì ha bisogno di una tavolozza ed è lì che egli esprime ed estrinseca la sua creatività.
Questo è il caso di Walter Cremonini che, con le opere esposte alla Malatestiana, ci ha dato una visione completa del suo mondo interiore che, estrinsecato sulla tela, diviene immediatamente leggibile e di una estrema completezza formale.
Il successo arriso all’ottimo artista ci ha riempito di entusiasmo e non lo consideriamo mai troppo quando un pittore ha quei requisiti che, come Cremonini, si è conquistato dopo tanto faticare, portando la sua pittura a così alto livello.

                                                                                                                        Maria Lucchi   Gennaio – febbraio 1978 – Praxis Artistica


L’uomo, il potere, la forza, la polemica sociale Walter Cremonini, un pittore che esprime il nostro tempo

…Walter Cremonini è da sempre artista squisito e di profonde capacità espressive.
Nel suo bellissimo studio, al quarto piano del Piazzale Istria a Milano, spira ancora un soffio della sua passione per le cose antiche. Un tavolo fratino molto raro, una cassapanca emiliana del cinquecento, un bellissimo mobile da coro della Brianza, un cancelletto bolognese delle fine del cinquecento.
Più che dei quadri, sembra che Cremonini preferisca parlare di questi oggetti che si è andato a cercare aduno ad uno.
Walter Cremonini si è arredato questo studio con l’estro di un architetto. E quei cancelletti, stupendi, tra una parete e una colonna, danno quasi l’impressione del presbiterio. Cremonini, artista di una delicatezza toccante, riservato e schivo, si aggira in questa sorta di open space con un passo francescano.
Dalla finestra pare di essere sulla plancia di una nave. Di sotto scorre il, fiume di Viale Zara con le macchine che schizzano, si sorpassano, rantolano, si tuffano sotto gli alberi di Piazzale Istria, La macchina è il simbolo della fretta. La fretta è la voglia di realizzare, di imporsi prima che accada qualcosa. Forse la morte.
Questo è uno dei temi della pittura di Walter Cremonini. “L’uomo ha sempre fretta, ha dentro di sé una sorta di spasimo, di paura di non riuscire a fare in tempo”, dice. E tu Cremonini, come sei?
“Io sono un uomo pacifico. Osservo la fretta degli altri. Lavoro molto, questo sì, ma con calma”.
E la forza. La polemica sociale. Il terrore delle guerra. I suoi disastri. Questi altri temi. Come il nazista che incombe su una creatura che scappa. E lui, piccolo, che sfugge a quelle tenaglie terribili (un episodio dell’agosto1944). Un nazista quasi fatto di pietra.
Attorno il paesaggio sintetico di Cremonini. Difficilmente appunto, l’artista indugia sul paesaggio. Qua è là lo accenna per rendere più monumentale la figura. L’uomo. Il cavallo. L’uomo, più di ogni altro, interessa il pittore. Questo uomo frustrato, assillato dagli interrogativi, schiacciato spesso dall’angoscia. Ed è forse l’angoscia la molla che gli imprime la fretta; e così le figure umane di Walter Cremonini si rompono, si spaccano, si frantumano, si sdoppiano. “Nelle mie opere è condensato il presente, il passato, il futuro”, dice. Nelle sue opere luccica il ferro, reso con brillantezze cromatiche, con una dolce cura per il particolare. Il ferro ha svolto un ruolo importante nella nostra civiltà.
Altro tema di Walter Cremonini. Il potere. Lo strapotere. I guerrieri. I generali napoleonici pieni di medaglie. Enormi, possenti. La ricerca del dominio sugli altri, della potenza. E poi i tabù, le paure ancestrali. Le streghe, che si allungano ossessivamente e hanno teste grinfie da una parte e dall’altra. Orrende, terrificanti.
Walter Cremonini esprime il nostro tempo. E lo fa sovente con riferimenti arcaici. Molti quadri hanno immagini mitologiche. Una mitologia poetica. Una mitologia emblematica.
Ecco una porta del cinquecento piemontese. Un pezzo prestigioso. E poi scorrono i suoi nuovi quadri, nei quali si scorge un surrealismo più spinto, una specie di incastro, anche qui di passato nel presente: come il Pegaso che vola su un cumulo di automobili; e paesaggi con strisce pedonali; cavalli ferrigni in movimenti eleganti, con stupende preziosità cromatiche; e personaggi mitologici con caschi da motociclisti. A volte questi quadri sembrano collages; e sempre quel colore che brilla.
Walter Cremonini rende la nostra condizione umana. E lo fa con un linguaggio aggressivo, pungente, addirittura caustico, qualche volta. Ma forse, a guardar bene, c’è anche un filo di ironia.

Franco Presicci  Marzo 1978, Avvisatore Marittimo


Le opere che Walter Cremonini espone quest’anno a Graz alla Galleria Dida appartengono sicuramente a un periodo che potremmo definire “Realismo fantastico”.
Al realismo appartiene infatti l’attenta analisi del dettaglio, descritto con tecnica sapiente. Le velature, le vibrazioni di colore, il disegno minuzioso, sempre realizzato con la massima cura, ci riportano alla grande pittura dei Maestri del XVI secolo. Per contro una fantasia insaziabile trasforma e fa crescere oltre ogni logica realistica ogni elemento, creando un’inaspettato palcoscenico metafisico.
Vere e proprie scenografie, dove abiti talvolta bianchi, danno un sapore mistico alle figure che si annidano nelle chiome di grandi alberi, figure ambigue, mostri vestiti e protetti da uno sfarzo barocco, accostati a figure piccole che dando ampiezza e profondità alla scena ne accrescono il mistero.
E, se la descrizione accurata sottolinea l’amore di Cremonini per la natura, giardini, fiori, frutta e foglie, l’ improbabile accostamento con elementi diversi, tecnici, metallici, prodotti della tecnica moderna, crea un atmosfera irreale e inquietante. È un mondo in mutazione, dove anche gli alberi e gli altri elementi naturali sono contaminati da tubi metallici, segnaletica, plastica e luci al neon.
Altro elemento importante di questa contaminazione è per Cremonini il mondo della Mitologia Classica, cui si ispira frequentemente. Infatti questi temi, espressi in modo fortemente figurativo, si incontrano – scontrano nella sua pittura con le piaghe della meccanizzazione della civiltà moderna. E, anche se la macchina diventa un meccanismo pensante, l’albero un palo segnaletico, l’ironia cede alla tristezza e la polemica diventa poesia.
Il simbolo e l’allegoria rimangono gli elementi dominanti della pittura di Cremonini, senza mai tradire l’aspetto poetico.

Ietta Buttini Damonte Milano – Graz, estate 1978


Realismo anticonvenzionale

Walter Cremonini fin dagli inizi della sua carriera si presenta come un artista molto figurativo ed entra ben presto a far parte del grande movimento italiano della “Nuova figurazione”. Le sue opere non sono semplici superfici colorate, ma profonde espressioni dell’ animo umano, rappresentate con impeccabile perizia.
Le opere esposte in quest’occasione, fino ad oggi inedite, dimostrano il suo attuale interesse per un mondo al di là della nostra percezione fisica. Sorprende nelle sue opere il modo di esprimersi tutt’altro che convenzionale..
Con questa nuova produzione, Cremonini si presenta inoltre per la prima volta al pubblico austriaco.

(Heinz Daghofer) Graz, 30 settembre 1978


Collettiva alla Galleria “l’Antenna”

“…Particolarmente incisivo, in un mondo espressivo espressionista, si svela il pittore milanese Walter Cremonini che affronta e risolve la tematica, quasi sempre tragica, (una sua naturale e distintiva reazione verso dei moduli prestabiliti o codificati dai ricatti e dagli interessi sociali?) con una visione pittorica dove il segno grafico (graffiante, incisivo, sicuro) e solidità tonale della materia si fondono armoniosamente.
L’artista quindi non perde mai di vista l’importanza del colore come mezzo comunicante e riesce a compenetrarlo nella necessaria funzione plastico-tonale…”

(Pietro Mosca)  Febbraio 1980 – La Nostra Domenica (Bergamo)


Mostra ” Arte Sacra ‘80 ”  Colzate  (Bergamo)

“…Walter Cremonini è un disegnatore eccellente e riesce a sentire il colore “in senso pittorico” per cui la sua composizione trasmette una forte carica lirico-poetica. Presenta una Crocefissione…”

                                                                                                                    (Pietro Mosca) 21/09/1980, Settembre – La Nostra Domenica


Il personaggio Walter Cremonini

Il senso dinamico dell’oggetto figurante con tutta una trasfigurazione e deformazione originale ed intelligente, con tutta una colorazione, ora a tonalità “fredde”, ora a tonalità “calde”, con il rispetto delle prospettive e con un disegno sicuro, vario, ed incisivo, sono sicuramente elementi molto validi e che spiccano sul palcoscenico compositivo di questo pittore milanese (uno dei pittori milanesi di mezza età tra i più validi e significativi del panorama artistico italiano), che tiene una sua mostra personale alla Galleria “Antenna” di Bergamo, via Torquato Tasso, dal ventun febbraio al quattordici marzo 1981.
Ma “Il fauno ha sognato un desiderio impossibile, quasi un ritorno ad un mondo diverso e irripetibile”. L’uomo diviene forte delle sue ambizioni ed allora scaccia la bontà, la pietà arriva ad un livello quasi bestiale. L’uomo diventa prigioniero degli stessi suoi impulsi inconsci ed incontrollati, lotta col suo simile, seppellendone tutte le aspirazioni di libertà, di spazio e di rispetto; allora l’uomo, questo tipo di uomo, (ed in ciò notiamo tutta la tematica triste e drammatica del Cremonini), esercita il potere, la repressione”. Quindi il mondo continua così in questa continua lotta
tra il male ed il bene, fra l’oppressione e la libertà, tra la dittatura e la democrazia.
Il Cremonini tratta tutta questa tematica impegnata, quasi regista che tiene amalgamate le scene, gli intervalli, le pose, le espressioni degli attori; si nota, in questa sua intelligente ed abile capacità di regista, una sottile note ironica ed umoristica per cui l’artista mette in risalto tutte queste situazioni esistenziali con grande veridicità e con un certo distacco psicologico. Egli, ancora giovane, ebbe la triste esperienza di guardare per un attimo la morte in faccia, in quanto stava per essere fucilato dai nazisti, e quell’attimo sicuramente è rimasto impresso nella sua mente di grosso artista. Allora egli guarda tutto ciò che circonda la sua esperienza e la sua vita di ogni giorno, con una nota di elevazione, direi quasi di saggezza, come se sapesse prima le naturali successioni delle cose. Il cavallo di Cremonini (una caratteristica inconfondibile di questo pittore) galoppa con un dinamismo veramente eccezionale ed allora scorgiamo diverse teste, diversi arti dell’animale (mi sembra che l’artista voglia riproporre in senso attuale certi concetti futuristici dei primi anni del novecento.
L’artista sembra voglia fermare l’attimo delle corsa del cavallo facendosi affascinare dal vortice dinamico del momento e proprio in queste attuazioni espressive vediamo la forza del disegno, la forza del colore, l’intelligenza e l’originalità del temperamento del Cremonini.
Un’altra tematica cara all’artista è l’uomo guerriero, l’uomo gigante che però affoga le sue ansie e le sue esuberanze in un contesto di problemi e di bisogni che vanno oltre le sue aspirazione e le sue speranze.
Il quadro del Cremonini si distingue subito, sia per la sua tematica, sia per la caratteristica della colorazione (il pittore non diventa mai decorativo e lezioso in quanto rispetta la forza, la bellezza e la solidità delle tonalità); ecco perché è un artista che ci interessa molto criticamente e ci dice molte cose nuove e diverse. Invitiamo pertanto il pubblico bergamasco a visitare questa importante mostra dove potrà confermare le nostre sensazioni e potrà esso stesso fare il giusto elogio a questo grosso personaggio pittorico.

(Pietro Mosca) Febbraio 1981, Settembre – La Nostra Domenica (Bergamo)


Cremonini all’Antenna

L’osservatore che vuol essere attento alle opere del pittore milanese Walter Cremonini, che espone in questi giorni una personale alla galleria d’Arte “L’Antenna”, via Tasso 99, non mancherà di trovare in ogni quadro l’intento dell’ artista rivolto ad un esame satirico ma non meno obbiettivo della realtà in cui siamo immersi. Far dell’umorismo è facile, costruire un’immagine artistica, una satira intelligente è di pochi. E Walter Cremonini è tra questi, soprattutto per l’eleganza del linguaggio e l’ aderenza ragionata al dato di fatto, quello del momento attuale. Perché a noi interessa l’oggi nella sua proiezione nel domani.
Il discorso pittorico di Cremonini ci invita a riflettere su ciò che è l’ uomo quando si lascia trascinare dai suoi desideri di conquista, di velleità senza costrutto, di ambizioni illogiche. Diviene dominatore si, ma fasullo, estremamente ridicolo per se stesso e degno soltanto di commiserazione. La vita non è una lotta tra galli per la conquista di un potere che si risolve in una corona che non è neppur d’ oro e nel possesso di un trono traballante. E nemmeno è un duello tra centauri o l’ambizione di grandezze che si traducono in fantocci divenuti soltanto spauracchi. L’opera di Walter Cremonini trova qui la sua esplicazione interpretativa di denuncia per ciò che è fatuo ed evanescente. E insieme è un esame di ciò che siamo di fronte a tutti e alla nostra stessa coscienza. Dopo aver dimenticato la nostra missione di uomini venuti al mondo per comprenderci l’un l’altro per edificare una società più giusta.
Se riusciamo a comprendere questo discorso, allora anche la pittura di Cremonini si apre su un orizzonte che abbraccia anche la tecnica, il disegno, il colore. È facile notare come l’artista usi questi mezzi per esprimere in modo immediato il suo pensiero. La struttura del dipinto si rivela allora in tutta la sua solidità, il disegno nella sua scioltezza, il colore nella sua incisività. E quelle immagini non si dimenticano più, proprio perché Walter Cremonini le ha realizzate da valente pittore, perché non si abbiano più a dimenticare.

                                                                                                                                      Lino Lazzari Febbraio 1981 – L’eco di Bergamo


Walter Cremonini il pittore delle “realtà umane”

La disponibilità al dialogo aperto col fruitore è evidente nel palcoscenico compositivo di questo artista che si impone per il suo linguaggio grafico – coloristico, graffiante ed incisivo, bloccato in una sintesi espressiva personale ed originale. Vale etichettare la pittura di Cremonini trovando uno degli (ismi) che sono tanto cari a molti critici oppure è da presupporre, più importante, l’analisi di tutte le sensazioni e le forti emozioni che l’ artista milanese riesce a dare alle sue bellissime composizioni? Da parte nostra tenteremo di specificare il ruolo che il Cremonini assume nella grande scala dei valori esaltando proprio la disponibilità di questo artista a “quel dialogo aperto” che è nota indispensabile ed essenziale dei grandi temperamenti che cercano sempre di tradurre comprensibilmente agli altri, ogni loro simbologia interiore che è chiusa nel loro armadio serrato cioè nel loro “intimo”.
Cremonini si esprime con “foga” grafica tagliente ed ironica, graffiante o grovigliosa, lineare o sottilmente tratteggiata sdoppiando, per un suo modo interiore di trasfigurare le cose, tutte le sue conoscenze culturali frutto di un attento studio dei classici e del mondo della mitologia. Ma la mitologia è lo stimolo per ricordare alla società dormiente nei “suoi usi e consumi consolidati”, la realtà di ogni giorno che è quella della sopraffazione del forte sul debole, dei soprusi consumati senza ritegno e senza nessuna legge morale da parte di un potere che si sazia di ambizioni e di falsità. Non potrebbe l’ uomo aspirare al suo ritorno alle origini al contatto con la natura vergine………
L’artista non vuole essere necessariamente espressionista con la sua tematica a prima vista tragica e commovente, ma vuole imporre la sua speranza per un mondo diverso meno condizionato da preconcetti e da valori senza significato.
Nel colore Cremonini è molto lirico con una tavolozza ricca di tonalità vivaci, con bellissimi ocra, con entusiasmanti rossi e con delicati grigi azzurrini e verdi rarefatti. Egli non cerca il semplice valore classico e tonale della composizione perché volutamente rifugge da ogni forma di pittoricità che lo porterebbe a una semplice piacevolezza estetica o all’autocompiacimento della bella pennellata; Cremonini cerca invece il sapore e il “gusto” del segno, cerca la scioltezza dell’ espressione e l’invenzione delle prospettive accidentali e dinamiche (questo suo neo futurismo si nota proprio nel tipo di scomposizione che egli riesce a dare alle sue figurazioni o ai particolari come le teste, le mani, i piedi rispettando però, in senso metafisico, gli spazi e le grandi campiture cromatiche sempre ben filtrate nella luce e nelle tonalità) Cremonini oggi si può considera re uno fra i più importanti pittori italiani della seconda generazione anche se per il carattere particolarmente riservato e la sua ansia di “libertà” non si è legato a nessuna corrente e a nessun movimento che avrebbero potuto dargli più risonanza e più importanza fra i critici e fra i collezionisti Intelligente è stato, come al solito, l’intuito organizzativo della direzione della Galleria “Hatria” che ha voluto presentare le opere più significative di Cremonini di questi ultimi venti anni 1963-1983. La Galleria “Hatria” si sta imponendo come un polo di riferimento culturale significativo ed importante nelle vita artistica cittadina.

                                                                                                                                                                       (Pietro Mosca) Marzo 1983


Storie del cavallo di Troia e altro raccontare.

Antefatto del depliant che annuncia nel marzo 2002 nell’antico Palazzo Boharnais di Pusiano la presentazione del Cavallo di Troia di Walter Cremonini, rappresentato da un piccolo bronzo e una serie di disegni, acqueforti, quadri – Pusiano, palazzo Boharnais.

(Pier Luigi Gerosa) Marzo 2002 Pusiano


Storie del cavallo di Troia e altro

Milanese, ha compiuto i suoi studi all’Accademia di Brera dove si è fatto una solida preparazione che lo ha portato ad esprimere il suo mondo in modo preciso, partendo da una base grafica senza concessioni, dove però traspare un’indagine e una messa a nudo a volte esasperata, ma al fine di coinvolgere l’osservatore come in una partecipa zione diretta al suo raccontare. E questo raccontare di storie classiche, di miti, di eroi, spesso con sovrapposizioni o sdoppiamenti di immagine rese con disinvolta sicurezza plastica, ti porta ad amare questo suo mondo fantastico, a capirne il racconto segreto. È il caso appunto delle storie del cavallo di Troia”, di cui questa incisione eseguita per i Lions fa parte: qui possiamo, sulla scorta di note sue manoscritte, trovare una chiave di lettura che ci decodifica il senso dell’immagine…
Ed quanto ci sembra il Cremonini sia riuscito a ben raccontare con un apporto fantastico suggestivo e vivo in queste scene del cavallo di Troia portate a storie del nostro tempo. In queste rappresentazioni il preziosismo del suo segno graffiante riesce a farci partecipi del suo raccontarsi e della sua satira sottile.
Notevoli le due pagine dell’album disegnate sul libro della Galleria “il capricorno” a Bormio, con il racconto grafico del cavallo di Troia. Ma al di là della sua satira e del suo proporre un segno significante senza pentimenti per un racconto vero, fuori dal dialogare, vuoto di tanta grafica e pittura del nostro tempo. É un amore per il disegno il suo,con il senso e il ritmo del disegnare classico che sa anche proporre un dolcissimo segno. Penso alla incisione del Piccolo Bacco per il volumetto di Bormio ed alla Cerere montana con l’ appunto del Lago di Pusiano, incisione proposta per la Comunità Montana del Triangolo Lariano; ed anche alle piccole incisioni proposte per il Concorso di Ex Libris “Omaggio a Segantini” del 1999 e il ritratto di Cesare Pavese per l’edizione “I mattini passano chiari” del 2001 realizzati da Promoterre Pusiano.
Nelle sue opere non vi è mai frattura di segno tra l’incisione, dall’apparente segno più meditato, e il disegno e la pittura: è sempre la felicità del segno, un tratto inimitabile.
Per ogni suo disegno, frammenti di idee o improvvise annotazioni, si scopre che hanno in sé uno scatto e un movimento che incantano. Bisogna ascoltare il suo racconto e in silenzio abituarsi a leggere nel suo segno.

                                                                                                                                                 (Pier Luigi Gerosa),, Marzo 2002 Rogeno


Scoprendo Walter Cremonini

Le esperienze belliche hanno avuto una profonda influenza nello sviluppo dell’arte di Cremonini, in particolar modo nella definizione dei suoi soggetti, si considerino per esempio i personaggi con divise militari insigniti di medaglie al valore, emblemi del potere soggiogante e tirannico.
Nel 1947 ha intrapreso l’attività di illustratore di libri per l’infanzia lavorando per alcune importanti case editrici, tra cui la Carroccio e la casa editrice Fratelli Fabbri con la quale concluse un contratto in esclusiva per vent’anni, fino al 1967. Walter Cremonini ha dedicato tutta la sua vita alla pittura, al disegno e all’incisione, principalmente all’acquaforte, tecnica che gli ha consentito di esprimersi con un tratto veloce e istintivo teso ad esternare il preziosismo di un segno impulsivo, precipitoso, e al contempo palesemente sicuro ed esperto.
Fra i suoi soggetti preferiti sono da annoverarsi il cavallo, che galoppa con un eccezionale e vorticoso dinamismo, caratterizzato da sdoppiamenti, fusioni e sovrapposizioni con trasparenze e specchiamenti assai suggestivi; l’uomo guerriero, l’uomo gigante, l’arlecchino generale d’armata, sommerso dal peso delle proprie medaglie dorate; il re-imperatore che pretende di impersonare una giustizia che lui stesso deturpa. Altre tematiche care a Cremonini sono la consorteria delle streghe corporalmente deformate in estensioni fisiche quasi ossessive; sono le belve affamate e assetate di distruzione; sono gli spauracchi, fantocci dal ghigno beffardo e ingannevole, emblemi delle paure irrazionali, subdole e insidiose che assillano l’uomo.
Cremonini ha espresso il nostro tempo. E lo ha fatto sovente valendosi di simboli e di riferimenti arcaici. Molte opere hanno immagini mitologiche che convivono all’interno della sua arte con il mito contemporaneo. Una mitologia poetica ed emblematica. Si scorge una specie di incastro del passato nel presente: come Pegaso e Bellerofonte affiancati ad una telecamera, o i cavalli ferrigni in movimenti eleganti o ancora personaggi mitologici con caschi da moderno motociclista.
È stata la volontà di andare oltre alla convenzionale suddivisione del tempo; nelle sue opere è stato condensato presente, passato e futuro. I suoi personaggi sono stati immersi in un tempo fuori dal tempo e per ciò sottoposti ad un ininterrotto movimento traducibile in un impegnato (forse sarcastico) racconto del desiderio di arrivare dell’uomo. “L’uomo ha sempre fretta, ha paura di non fare in tempo”, ha detto, “ed io sono un uomo pacifico, osservo la fretta degli altri”.
Difficilmente l’artista indugia sullo sfondo che per lui è un paesaggio sintetico che accenna qua e là solo per rendere più monumentali le figure.
Soggetti rappresentati privi di chiari riferimenti spazio temporali che concedono e sollecitano il fruitore ad identificarsi con loro.
Walter Cremonini, pittore ed incisore, nel suo discorso artistico ha invitato a riflettere su ciò che può essere l’uomo quando si lascia trascinare dai proprio desideri di conquista e di ambizioni illogiche. Diviene sì dominatore, ma inconsistente, estremamente ridicolo e commiserevole.
L’uomo diventa forte delle sue brame ed allora scaccia la mitezza per raggiungere un livello quasi bestiale di opulenza e ingordigia. È prigioniero dei suoi stessi insanabili impulsi, inconsci e incontenibili, allora lui, questo tipo di uomo, esercita la repressione.
Qui sta tutta la tematica triste e drammatica di Cremonini, il quale tuttavia affronta e riflette nello specchio deformante dell’ironia elegante e della satira più sottile. È un artista polemico, accusatorio, combattivo, a volte provocatorio, ma carico di ottimismo e speranza che lascia trapelare, dalle sue opere di una sensibilità classicista, l’aspettativa di un affrancamento della dignità umana.
Walter Cremonini, di carattere riservato e modesto, non ha mai accettato di sottostare alle regole di una committenza o del mondo ufficiale dell’arte. Ha preferito svincolarsi dalle suggestioni del denaro, per dedicarsi ad un’arte libera e straordinariamente individuale. E’ stato progressista e tradizionalista, narratore dell’uomo di ogni tempo, regista di scene di grande veridicità. Interprete vivace dell’arte incisoria, Cremonini si è espresso sottovoce perché, come direbbe “L’arte non grida, è cosa seria”.

                                                                                                                               Viola Corti  Grafica d’Arte N °74 Aprile – giugno 2008